Written by 20:00 TALEs, Waiting for Ottavia

Le prime parole che ti ho scritto

Cara Ottavia

Non so bene come mi sia venuto in mente di farlo, però, una sera, mentre io e tua madre stavamo confabulando sul letto, in attesa di essere rapiti dal sonno, ho preso il mio piccolo taccuino (dove in genere tengo appunti dei più disparati) ed ho proposto a tua madre di scriverti qualcosa.

Ovviamente lei, fantastica donna pratica e poco incline al romanticismo (sopratutto quel tipo di romanticismo che ti toglie qualche preziosissimo minuto di sonno), alla domanda: “cosa scriviamo ad Ottavia?” è stata abbastanza telegrafica ed ha smorzato il mio mai domo e fanciullesco entusiasmo con queste parole:

Ciao Ottavia,

se ci stai leggendo vuol dire che sei nata.

Un bacio.

Mamma & Papà

D’altro canto, io, che sono uno sbiduccio a modo (a proposito, se non lo sai ancora, “sbiduccio a modo” è il soprannome che mi ha affibbiato tua madre), ho deciso di essere un po’ più prolisso ed ho pensato di scriverti qualche riga in più.

Inevitabilmente, però, è subito sorto il mio più grande problema: sono un persona che si prende sempre i suoi lunghi tempi per fare qualsiasi cosa. Dunque, son stato lì a pensare e ripensare ed ho iniziato a scriverti sul mio diario con la promessa che, in seconda battuta, avrei dato vita su questo blog ad una lenta ed irregolare telenovelas di lettere a te destinate.

Ora però, senza indugiare troppo e senza perdermi nei miei complessi giri, sappi che sei sempre nei nostri pensieri e che non vediamo l’ora di abbracciarti.

E, sempre senza tergiversare, ho la prima raccomandazione da padre a figlia:

Fai la brava nella pancia di tua madre, sopratutto durante la notte, perché se poi non dorme i problemi son tutti i miei. E, ti assicuro, di problemi son bello che pieno!

Per fortuna, la vita mi ha concesso di evadere verso lidi felici costruiti sopra il ricorrente pensiero di saperti a breve qui con noi. Se solo potessi vedermi scrivere in questo momento: credo di essere il ritratto più fedele della felicità. Di quella felicità semplice ed autentica che, come padre, vorrei potesse essere una costante della tua vita.

Non tanto dulcis in fundo, concludo con scene di ordinaria disfattezza. In questo momento tua madre ed io siam stesi, sfiniti, sul letto. Non abbiam neppure idea di cosa mangeremo a cena. Ci ridurremo, probabilmente, al cibo in scatola. O magari rimarremo digiuni: forti del fatto che stasera ci siam nutriti d’altro.

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